sabato 31 dicembre 2011

L'uomo dell'anno? Le donne dei servizi pubblici.

Come sempre, a molti piace interrogare su chi sia il personaggio dell'anno. Chi da noi? Ci propongono volti ragguardevoli, ma non abbiamo voglia di giocare con le loro figurine. In questi giorni abbiamo accompagnato a visite mediche, a prelievi, e quindi ad aspettare davanti agli sportelli degli uffici sanitari. Inutile dire dell'umanità dolente e dei suoi calvari. Per una volta vogliamo riuscire a non essere ipocriti. Piuttosto, seduti su quelle panchine color acciaio bucherellate che trovi ovunque, abbiamo fissato lo sguardo sugli impiegati. Quasi tutte donne. Quasi tutte sono impegnate, serie, precise. Ecco chi è il cittadino dell'anno. La donna normale che fa bene il proprio lavoro, dentro strutture pubbliche, di tutti. Devono prendersi gli schiaffi, morali, non solo dagli utenti più in difficoltà ma da una pletora di persone inutili: il politicante liberista, l'opinionista in carriera, il giornalista arrivato ecc ecc. Devono fare ogni giorno con meno. Non si perdono d'animo, reggono. La loro intelligenza è inversamente proporzionale allo stipendio, un Della Valle, per dire, nemmeno riuscirebbe a pensarle. Diciamo grazie, a Mezzanotte manca poco.

"Il contrario"
rubrica di Davide Ferrari
L'Unità E-R 31 XII 2011

mercoledì 21 dicembre 2011

In galera, per Wolverine.

Se siete pratici di New York, io non lo sono, le avrete incontrate, diffuse qua e là, come tutto, del resto, nella “grande mela”. Sono le bancarelle di oggettistica varia, tenute da simpatici coreani. A differenza di alcuni di casa nostra, sembra non vendano solo binocoli che allontanano la visione, giocattoli che avrebbero risolto il problema dei regali di Natale a Lucrezia Borgia e telefonini con i numeri disegnati sopra, come la pentola di Geppetto. Al contrario. Potete trovarvi di tutto. Così è capitato al quarantanovenne installatore di vetri Gilberto Sanchez. Tempo addietro acquistò ad un bancone estremorientale una copia pirata del film “Wolverine”, sull'inizio degli X-men. Non si limitò a guardarlo a casa propria. L'intraprendente Sanchez lo caricò, nel 2009, prima che avvenisse il lancio miliardario del film, in un sito Internet dove ci si scambiano video, Megaupload. La 20th Century Fox, casa produttrice dell'originale non la prese bene. Lo denunciò, lo trascinò in Tribunale e ora lo ha fatto condannare. Un anno di carcere, tondo tondo. Temevano per gli incassi? Sbagliavano. “X-Men Origins: Wolverine” ha fatto al botteghino 400 milioni di dollari.
“E' un segnale ai pirati della rete”annunciano fieri gli avvocati dell'accusa. Il malcapitato si è dichiarato colpevole ma non gli è bastato ad evitare la galera.
La Fox dev'essere molto permalosa. Si apprende che tale Robert Friedman, giornalista di Fox News, è stato licenziato in tronco per aver pubblicato una recensione basata sulla copia tarocca del film.
Se i commercianti dei nostri lungomare avessero lo stesso potere delle Major statunitensi non basterebbero le terre emerse di tutto il globo per relegarvi gli sciami di vu cumprà, carichi di borse Louis Vuitton e di mutande Calvin Klein a 5 euro. La crudeltà dei potenti ha sempre meno limiti.
L'America è la terra della libertà e delle regole, si dice. Chi sbaglia paga, forse per l'etica calvinista alla quale, nella nostra cultura latina, si danno tutte le colpe. In realtà non risultano analoghe durezze per i magnati dell'industria, gli inquinatori, gli squali del lavoro senza diritti.
Chissà cosa ne pensano i superoici X-men? Nemici di ogni male, non avrebbero da temere la disoccupazione, se la smettessero di inseguire mutanti colleghi, depravati e viziosi, per rivolgersi a Hollywood e Wall Street.

Mala Lingua
rubrica di Davide Ferrari
"Sardegna quotidiano" 21 XII 2011

sabato 17 dicembre 2011

SalaBorsa. Festa di tutti.

La Biblioteca di Sala Borsa ha appena compiuto dieci anni e oggi festeggia.
Aprì non senza problemi. Dieci anni fa Guazzaloca e la particolarissima Assessore Deserti recalcitravano. Sotto sotto l'animo loro andava ad un progetto economico dove, si diceva, sarebbe stata la Mondadori di Berlusconi. Fu l'opposizione-a qualcosa servimmo!- a dare battaglia. Si difese il principio del valore per la città di un progetto imperniato su una grande Biblioteca. La Giunta di centrodestra fu indotta, da un lato a far partire Salaborsa, dall'altro a tentare un processo di deprivazione più macchinoso e più debole. Sappiamo come finì. La Biblioteca c'è. La cultura non è un lusso. E' il pane di una comunità ordinata, la condizione per la libertà dell'individuo. Nessuno si senta fuori posto, alla festa di oggi. Nemmeno i giovani Rom e di tutti i colori che ingombrano fin dai gradini. Vi sostano per “appoggiarsi" e per Internet. Capiranno che è diversa da un centro commerciale? Ne stupiranno? La migrazione li ha fatti piovere qui, curiosi e famelici. Dieci anni fa non c'erano. Un motivo per progettare qualcosa in più, dopo la festa. Accorgersi di loro, nel programma culturale. Difficilissimo farlo realmente. Certo, come tutti i sogni.

“Il contrario”
rubrica di Davide Ferrari
L'Unità E-R, 17 XII 2011

martedì 13 dicembre 2011

Quel “povero” genio di Steve Jobs.

Gli antichi dicevano che, delle persone scomparse, si deve dire solo bene o nulla. Faremo un’eccezione. Dispiace, certo, la malattia e la morte di Steve Jobs. Tuttavia l’esaltazione postuma della sua filosofia irrita. Si è iniziato con il rammentarci un vasto armamentario di citazioni che tutti, soprattutto se giovani, dai commercianti agli imbianchini dovrebbero seguire. Un guazzabuglio liberista che pare uscito da una conferenza per motivare i venditori di un “porta-a-porta”. Nota la frase centrale di un suo discorso agli studenti. “Siate folli, siate affamati” se volete avere successo. Ho sempre avuto una fame insistente, fin dalla lontana infanzia. Forse per mancanza di altri talenti, l’obesità è presto sopraggiunta, il successo si fa attendere ancora.
Si prosegue, ora, con la fioritura delle leggende sul suo comportamento. Dovrebbero segnalare una strapotente genialità. . Leggiamo di una “stranezza”, che-dicono- avrebbe incuriosito gli americani.
Il fondatore della Apple girava con un’ auto senza targa. La sua Mercedes SL 55 AMG, capace di passare da 0 a 100 Km/h in 4 secondi e mezzo, non indossava questo segnale, obbligatorio per tutti gli altri mortali.
Come mai? Lo aveva esentato un Governatore californiano compiacente, dopo la raccomandazione di Scilipoti? Aveva procurato a qualche Senatore l’agendina di Marrazzo?
No. Era un trucco alla James Dean per farsi fermare volutamente dalla polizia? Ah il masochismo dei “poeti” maledetti! Nemmeno.
Ora sappiamo. Un uomo dell'azienda di Cupertino ha parlato. La legge californiana permette alle auto nuove di viaggiare senza targa per sei mesi.
Jobs aveva fatto un leasing, cambiava la vettura con una identica ogni semestre. Tutto qui. Volere è potere. Perché fare una idiozia simile? Presto detto. Per ragioni di privacy. Poco importa se così tutti sapevano che dietro i vetri nerofumo c’era lui.
Forse la cosa è ancora più semplice. Non sapeva decidersi. Quale nickname scrivere sul metallo: “asinello dell’altipiano” o “casetta del marinaio”?. Gli americani fanno così. Chissà quante possibilità gli saranno venute in mente. Troppa fantasia hanno i poveri geni. Finiscono per soffrire di queste piccole cose.
Genio? Forse gli aneddoti scemi valgono meno della lucentezza degli Iphone, però mi sono convinto che a Briscola l’avrei battuto facilmente.
Mala Lingua
rubrica di Davide Ferrari
"Sardegna quotidiano" 13 XII 2011

sabato 3 dicembre 2011

La famiglia è importante per tutti.

Sembra finisca bene. L’ associazione dei genitori con figli gay e quella dei gay genitori entreranno a far parte della Consulta per la famiglia. Se così non fosse stato si sarebbe compiuta una tale violazione dei più elementari diritti ad una eguale cittadinanza che forse chi si opposto nemmeno si è reso conto della gravità di quanto pretendeva. La città, adesso, o archivia il tutto al più presto possibile, oppure discute. Il primo punto è già detto: è proprio vero, i diritti non negoziabili esistono. Innanzitutto quello a non subire discriminazioni. Ma si può dire qualcosa di più. Per esempio che la famiglia è importante, per tutti. Che tutti hanno il diritto di provare a costruire la propria, a prescindere dall’orientamento sessuale e di tante altre cose. E’ difficile incontrare e riconoscere il bene assoluto. Tendere al bene è invece possibile ed è un dovere favorirlo. Nel mondo gay si è fatta strada non soltanto la rivendicazione della propria specificità, la “diversità”, la tipica “bandiera”, nelle prime fasi, di tutti i movimenti, ma la volontà di dare luce a vite normali, condotte da persone “diverse”. E’ un bene grande per la coesione sociale e culturale. E’ un bene per la comunità cittadina. Mettere i bastoni fra le ruote è una cattiveria incomprensibile.

“Il contrario”
rubrica di Davide Ferrari
L'Unità Emilia-Romagna
3 XII 2011

giovedì 1 dicembre 2011

Lucio Magri

L.M

"Il comunismo, la cosa facile
che è difficile fare".
Mi chiedo chi guidava
l'auto, la Svizzera mi
sembra così lontana,
oppure il freddo
di un areo. Poi fumava
di continuo, come,
dove non si può più,
avrà nascosto la sigaretta,
dietro al trench, dove
può bruciare le dita?
C'era una madre, una
donna a dire "Attento"?
Avrà avuto paura
all'atterraggio? E uno,
due,ci dicono, tre forse
avanti, indietro
a morire e ritorno
e riprovare. Attenti
qui è il dolore, qui
non vale interpretare,
dire di sapere la
sconfitta, "non aveva
ruolo più" scrive una
piccola belva di cortile.
Attenti qui è il vento
e il sole nemico,
l'irreparabile che è
già avvenuto, la terra
già cambiata a noi
per sempre, che muore
tagliandoci il viso
nera come le acque
a muro sul Giappone.
"Per il comunismo,
non per meno".
Non eravamo meglio
di quest'ultimo
funzionario commis,
sento i suoi passi
in sede del partito,
mentre scrivo,
che ha occhi, naso, bocca
chiusi come si chiude
la porta del bagno,
chiusi, è normale,
non sa, non è di
alcun senso raccontare
di Magri a lui.
Non eravamo meglio.
Perchè avremmo dovuto?
Senza passato, senza
il setaccio di una storia vera
senza l'ignoto oggi,
nascosto in un computer,
nello scomparto
di una raccolta di rifiuti.
Senza storia e senza presente
dunque, questo siamo.
Non ha attenuanti il
buio, lo sparire non
ha freni. La piccola nipote,
penso, non poteva guardare
a lui, farsi guardare?
Ma perchè deve bastare l'altro
se non c'è niente da dire.
Amendola, Lama
hanno saputo morire,
morire sapranno,
lo impareranno, i figli, di noi,
le donne e gli uomini
della rivolta, lontana,
che ricomincia, a Damasco,
sulla montagna di coca,
forse anche qui
dove muore e
solo muore l'Europa.
Il passato, il presente
li abbiamo lasciati
fuori dalla vita, noi,
adesso non li abbiamo
scarpe per camminare,
zattere della medusa,
bandiere. Non c'è
nemmeno da piangere
non lo sappiamo
fare e ridere non sappiamo.
Nemmeno il funerale
vuoi, per togliere
l'ultima necessaria
bugia, non ce
la lasci dire. Non vuoi
essere esempio, nulla.
E alla stazione,
al ponte della strada,
all'ascensore bianco
argento d'ospedale,
avrai visto queste cose, solo,
nell'andata e nel ritorno
una, due, tre volte:
c'era qualcuno che parlava forte?
C'era un po' di vita,
chi ti mandava al diavolo
-per lui eri fare un lavoro,
una fatica? Questo spero
come un sollievo.
L'albero unico dalla
finestra della morte
è sollievo vedere.
E poi le mani
di chi copre il viso,
di chi firma l'atto
di chi conta i soldi
del biglietto.
Un'infinito, pare
infinito il tempo
ad una vita sola,
un'infinito proseguire
che consola.

Davide Ferrari